Design "tra le mura"

Lo storytelling come pratica di ricerca-azione in contesti marginali

In un'inquadratura ravvicinata, una mano scrive su un cartoncino bianco che riporta la frase: "La realtà in cui vivo è...". Sul tavolo sono sparse diverse fotografie che ritraggono mani impegnate in varie attività: dal cucinare al tenersi per mano (una delle quali mostra un piccolo cuore arcobaleno). Questa scena suggerisce un workshop di design partecipativo o una sessione terapeutica, dove le immagini fungono da stimolo visivo per aiutare le persone a esprimere i propri sentimenti e la propria visione del mondo. La luce naturale e i toni delicati enfatizzano l'intimità e l'importanza del momento di espressione personale.

La condizione delle carceri italiane rappresenta un’emergenza civile che, nonostante l'evoluzione dell'ordinamento giuridico e l'impegno quotidiano dell'amministrazione penitenziaria e degli attori del terzo settore, non ha ancora saputo fornire risposte efficaci.

Dal 2020, il gruppo di ricerca Imagis Lab conduce attività di ricerca-azione all’interno delle carceri sperimentando il ruolo del design della comunicazione come processo di relazione e lo storytelling come pratica di co-design.

In tale contesto si inserisce ACTS – A Chance Through Sport, un progetto di ricerca-azione realizzato grazie al contributo Polisocial Award 2019, incentrato sullo sport come strumento di inclusione sociale nei luoghi di detenzione, con l'obiettivo di superare la convinzione comune che l'attività sportiva in carcere sia solo un passatempo e che il periodo detentivo debba essere inteso come punizione. La ricerca ha infatti approfondito il tema dello sport come pratica di rieducazione fisica delle persone, la definizione di una sfera relazionale basata su regole condivise e rispetto reciproco, nonché l'opportunità di ripensare gli spazi carcerari per renderli adatti ad attività sportive individuali e di gruppo, curando anche la qualità estetica dei luoghi.

Inquadrata attraverso l'apertura rettangolare di un alto muro in cemento, si vede una figura maschile che cammina all'interno di un cortile spoglio. L'uomo indossa una tuta da lavoro blu e degli stivali di gomma di un giallo acceso, che creano un forte contrasto cromatico con i toni grigi del calcestruzzo. A terra, in primo piano, giacciono alcuni blocchi di cemento rimossi o pronti per essere installati. Sulla sinistra, una recinzione metallica con una tettoia inclinata delimita lo spazio, mentre sullo sfondo svettano le chiome di alcuni alberi sotto un cielo velato al tramonto. La composizione trasmette un senso di solitudine e precisione architettonica.

Da marzo 2020 a marzo 2022, la ricerca ha indagato gli spazi delle carceri milanesi portando alla realizzazione di alcune sperimentazioni nel penitenziario milanese di Bollate. Il lavoro è stato condotto in modo multidisciplinare da tre dipartimenti: Dip. di Architettura e Studi Urbani, indagando pratiche e spazi e progettando strategie migliorative; Dip. di Design, svolgendo attività di co-design di narrazioni, produzione di contenuti multimediali e sviluppo di un piano di comunicazione per connettere il mondo interno con quello esterno; Dip. di Elettronica, Informazione e Bioingegneria, coinvolto nelle indagini fisio-motorie e nella determinazione dei protocolli di allenamento.

Lo studio delle carceri ha rivelato che queste strutture possiedono potenzialità progettuali inaspettate, sia in termini di persone che di luoghi e che il design in questo contesto rappresenta uno strumento per attivare processi di ascolto, comunicazione e integrazione all'interno delle complesse e lente dinamiche interne al carcere.

L'immagine ritrae un momento di collaborazione attiva durante un workshop o una sessione di co-progettazione, con un'atmosfera focalizzata e metodica. Quattro persone sono riunite attorno a un tavolo da lavoro coperto di materiali per il brainstorming, tra cui post-it, fotografie e pennarelli colorati. Una donna in piedi al centro sembra facilitare la discussione, indicando gli elementi disposti sul tavolo, mentre gli altri tre partecipanti ascoltano con attenzione. Tutti indossano mascherine protettive, suggerendo che l'incontro si sia svolto in un periodo di precauzioni sanitarie. La luce naturale proveniente dalla grande finestra a grata sullo sfondo illumina la scena, mettendo in risalto lo scambio di idee e il processo creativo di gruppo in un ambiente essenziale e professionale.
In un'aula scolastica o laboratoriale, lo stesso gruppo di lavoro continua l'attività di brainstorming attorno a un tavolo. Una donna in maglia bianca indica un punto specifico su una serie di schede e fotografie disposte al centro, mentre un uomo alla sua sinistra osserva una tavola progettuale cartacea. La facilitatrice in nero supervisiona la discussione con le mani sui fianchi, in un atteggiamento di ascolto attivo. Sullo sfondo, una lavagna in ardesia e una tavola periodica degli elementi appesa al muro suggeriscono che l'incontro si svolga in un ambiente educativo. La presenza delle mascherine e l'uso di materiali fisici sottolineano l'importanza dell'interazione umana diretta nel processo di design sociale.

La ricerca, sviluppata in stretta relazione con tutti i livelli dell'amministrazione penitenziaria, agenti di polizia e persone detenute, oltre ai ricercatori ha coinvolto studenti della Scuola del Design, artisti e designer professionisti. Oltre alla documentazione audiovisiva del lavoro partecipativo svolto e degli interventi di realizzazione degli spazi sportivi, la ricerca si è concretizzata attraverso un processo di narrazione collaborativa. Sono infatti stati progettati azioni e strumenti per supportare la ri-costruzione delle identità individuali e collettive.

Sulla base del Narrative-Based Design Framework elaborato da Imagis Lab, ai partecipanti sono stati forniti strumenti espressivi utili a supportare processi creativi. In questo senso, la creazione di un personaggio è diventata il punto di partenza per scrivere e condividere con gli altri la propria esperienza o punto di vista, per mettersi nei panni di qualcun altro o addirittura re-immaginarsi, ri-costruire la propria identità̀ al di là del proprio passato e dell’attuale condizione di pena.

In primo piano, diverse mani sono immortalate mentre scrivono su piccoli cartoncini bianchi, circondate da una distesa di fotografie stimolo sparse su un grande tavolo da lavoro. Le immagini raffigurano scene di vita quotidiana, dettagli di oggetti e interazioni umane, servendo probabilmente come base per un esercizio di associazione o riflessione. La profondità di campo ridotta mette in risalto il gesto dello scrivere, mentre sullo sfondo si percepisce la presenza di altri partecipanti impegnati nella stessa attività. L'atmosfera suggerisce un processo di ascolto e traduzione di pensieri in concetti concreti, elemento cardine per la progettazione inclusiva.
Una mano, ornata da un braccialetto con il simbolo della "Mano di Fatima", sta posizionando un cartoncino su una scheda metodologica strutturata. La scheda presenta dei cerchi concentrici con etichette come "EROE" e "CATTIVO", suggerendo l'uso di archetipi narrativi per esplorare esperienze personali. Sul tavolo sono visibili diverse fotografie e piccoli testi che pongono domande profonde, come "Come immagini il futuro?" o riflessioni sullo sport e le emozioni. La composizione suggerisce un processo di scomposizione della realtà vissuta attraverso il gioco e il racconto, facilitando la comunicazione di concetti complessi in modo visivo e tattile.

Gli output delle attività di storytelling collaborativo si sono trasformati in un documentario dal titolo ACTS. A Chance Through Sports e in una serie podcast dal titolo Tra le mura, scritta dalle persone detenute durante il laboratorio.

Il documentario e la puntata pilota della serie podcast sono stati resi pubblici e disponibili alla visualizzazione all’interno della Project Room del Padiglione d'Arte Contemporanea (PAC) di Milano dal 9 ottobre 2022 al 6 novembre 2022, nell’ambito della mostra Laboratorio Carcere, dedicata alla ricerca condotta dal Politecnico di Milano negli istituti penitenziari milanesi dal 2014.

Un giovane relatore in maglietta lilla parla a una platea seduta, gesticolando per enfatizzare il discorso. Al centro della stanza, uno schermo rosso acceso mostra in bianco la scritta "PODCAST", indicando chiaramente l'argomento della sessione. Lo sfondo è dominato da un grande murale colorato che raffigura una fila di figure umane stilizzate che si tengono per mano, evocando temi di unione e comunità. I partecipanti sono disposti attorno a tavoli di legno disposti a ferro di cavallo, creando un'atmosfera informale e partecipativa. La luce naturale che entra lateralmente e la disposizione degli arredi suggeriscono un contesto di laboratorio sociale o educativo.

L’esperienza maturata con la ricerca ACTS ha portato all'apertura di Off-Campus San Vittore (ottobre 2022), terzo spazio promosso da Polisocial per rafforzare la presenza del Politecnico sul territorio milanese, con l'obiettivo di costruire nuove conoscenze sui luoghi di detenzione e avvicinare il carcere alla città e viceversa.

In continuità con l’approccio multidisciplinare, ad oggi i gruppi di architettura e design proseguono la collaborazione e l’apertura di Off-Campus San Vittore pone le basi per l’individuazione di nuove possibilità di cooperazione tra il mondo della ricerca e il mondo delle carceri, in rapporto diretto con le realtà milanesi e in contatto con altre realtà italiane.

Grazie ad Off Campus San Vittore, l'impatto del progetto ACTS è destinato a svilupparsi ulteriormente nei prossimi anni, coinvolgendo un numero sempre maggiore di beneficiari e stakeholder nelle attività progettate: la volontà è quella di offrire un laboratorio permanente, il cui fine ultimo è rafforzare e finalizzare concretamente il dialogo tra il "dentro" e il "fuori", valorizzando le reciproche opportunità.

TEAM

Coordinatrice di progetto:
Francesca Piredda – Professore Associato

Membri del gruppo di ricerca:
Mariana Ciancia – Ricercatrice Senior
Davide Fassi – Professore Associato
Chiara Ligi – Assegnista di ricerca
Anca Serbanescu – Dottoranda

Collaboratori:
Paolo Benvenuti – Fonico, riprese audio
Alberto Danelli – Videomaker, riprese video, montaggio e regia
Anastasia Dell’Oro – Designer dei servizi, tirocinante e tesista
Andrea Folini – Designer della comunicazione, tesista
Chiara Gambarana – Designer dei servizi, ascolto
Kevinn Genovese – Studente di design della comunicazione, riprese video
Claudia Massimi – Designer dei servizi tirocinante, ascolto
Davide Pinardi – Autore, scrittura collaborativa
Tommaso Ripani – Studente di design della comunicazione, riprese video
Martina Rosa – Videomaker, riprese video, montaggio e regia
Massimiliano Santillo – Fonico, riprese audio
Max Viale – Musicista e sound designer, riprese audio e sound design

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