Designing Democratic Transitions. Milan Symposium al Politecnico di Milano

Un iniziativa nell'ambito di CoDesign4Transitions

Il Dipartimento di Design del Politecnico di Milano ha ospitato il Milan Symposium, iniziativa internazionale promossa nell’ambito del progetto europeo CoDesign4Transitions, che ha riunito oltre sessanta tra ricercatori e ricercatrici, dottorandi e dottorande, designer, figure professionali, rappresentanti di istituzioni pubbliche e organizzazioni della società civile provenienti da diversi Paesi europei.

Coordinato da Marzia Mortati, Professoressa Associata del Dipartimento di Design del Politecnico di Milano, e da Lucy Kimbell, Professoressa di Contemporary Design Practices presso Central Saint Martins, University of the Arts London, il symposium è stato molto più di un momento di disseminazione scientifica ma un’occasione di confronto su una delle questioni più urgenti del nostro tempo, ovvero come affrontare la transizione ecologica in modo democratico, inclusivo e socialmente legittimo.

Attraverso keynote, panel di discussione e sessioni dedicate alle ricerche in corso, l’iniziativa ha esplorato il contributo del design nei processi di transizione sostenibile, affrontando temi quali innovazione democratica, governance, partecipazione pubblica, sperimentazione e cambiamento sistemico.

Co-Chair Marzia Mortati e Lucy Kimbell.

Particolare attenzione è stata dedicata al lavoro dei tredici Doctoral Candidates della rete CoDesign4Transitions, che hanno presentato gli avanzamenti delle proprie ricerche su prototipazione, visualizzazione, materializzazione e pratiche di trasformazione organizzativa e sociale legate alle transizioni climatiche. L’iniziativa si è configurata come uno spazio di dialogo tra ricerca e pratica dove riflettere non solo sul potenziale del design nel supportare le trasformazioni sostenibili, ma anche sui suoi limiti, sulle tensioni e sulle implicazioni politiche che emergono quando si interviene in contesti caratterizzati da interessi divergenti, distribuzioni diseguali del potere e condizioni di forte incertezza.

In questo senso, l’iniziativa ha messo in evidenza il ruolo sempre più centrale del design come disciplina capace di accompagnare e orientare processi complessi di trasformazione che coinvolgono istituzioni, organizzazioni e territori.

Keynote "From Democratic Innovation to Sustainable Transitions: Where Does Design Sit Today?". Speakers: Idil Gaziulusoy, Mikołaj Cześnik e Maurizio Teli.

Dalla sostenibilità come obiettivo alla transizione come processo

Negli ultimi anni il dibattito sulla sostenibilità si è progressivamente spostato dalla definizione degli obiettivi alla progettazione delle condizioni necessarie per raggiungerli. La sfida non consiste più soltanto nell'immaginare futuri desiderabili, ma nel comprendere come costruire percorsi di cambiamento capaci di coinvolgere attori diversi, interessi contrastanti e sistemi complessi.

È all'interno di questo scenario che si colloca CoDesign4Transitions, rete dottorale finanziata dal programma Marie Skłodowska-Curie Actions di Horizon Europe e coordinata dal Politecnico di Milano. Il progetto riunisce università, organizzazioni pubbliche, imprese e realtà della società civile in sette Paesi europei con l'obiettivo di formare una nuova generazione di ricercatori capaci di operare all'intersezione tra co-design, innovazione democratica, design dei servizi e dei sistemi, sostenibilità e transizioni climatiche.

Poster session "Doctoral Research as a Site of Inquiry and Intervention".

Il design come pratica politica

Uno dei temi emersi con maggiore forza durante il symposium riguarda il superamento di una visione del design come attività neutrale di problem solving. Le trasformazioni richieste dalla crisi climatica coinvolgono infatti decisioni collettive, distribuzione di risorse, conflitti di interesse e differenti visioni del futuro; in questo contesto il design non può limitarsi a facilitare processi di innovazione, ma è chiamato a confrontarsi con questioni di potere, rappresentanza, inclusione e legittimità.

Il Symposium ha quindi proposto una lettura del design come pratica situata e politica, capace di creare le condizioni affinché soggetti diversi possano partecipare alla costruzione di scenari condivisi. Non un approccio orientato alla ricerca del consenso, ma un insieme di strumenti e pratiche per navigare complessità, disaccordo e incertezza. Una prospettiva che si allontana dalle narrazioni semplificate dell'innovazione e riconosce il valore del conflitto come componente inevitabile dei processi di cambiamento.

Prototipare, visualizzare, trasformare

La struttura stessa di CoDesign4Transitions riflette questa visione del design. Le tredici ricerche dottorali che compongono il network sono infatti organizzate attorno a tre grandi aree di indagine che rappresentano altrettante capacità distintive della disciplina.

La prima riguarda il ruolo della prototipazione come strumento di partecipazione democratica nelle transizioni climatiche. In questa prospettiva il prototipo non viene considerato soltanto un dispositivo per testare soluzioni, ma uno spazio attraverso cui cittadini, istituzioni e organizzazioni possono esplorare possibilità future, discutere alternative e rendere tangibili questioni spesso astratte.

Sessione panel.

La seconda area è dedicata alla visualizzazione e alla materializzazione di dati, scenari e opzioni politiche. Di fronte alla crescente complessità delle sfide climatiche, il design mette a disposizione competenze capaci di tradurre informazioni, evidenze e dilemmi in forme comprensibili e condivisibili, favorendo processi di costruzione di significato collettivo e deliberazione pubblica.

La terza area esplora il contributo del design ai processi di cambiamento organizzativo e sistemico. L'attenzione si concentra sulle pratiche attraverso cui amministrazioni pubbliche, imprese e organizzazioni della società civile possono adottare nuovi modelli di governance, sperimentazione e partecipazione per affrontare la transizione ecologica.

In tutti e tre i casi emerge una visione del design non come produttore di soluzioni finite, ma come infrastruttura per l'apprendimento collettivo e la trasformazione.

Mostra dei lavori dei Doctoral candidates.

Infrastrutture per il cambiamento

Nel dibattito contemporaneo sulle transizioni, il cambiamento non viene più interpretato come il risultato di singoli interventi o innovazioni isolate, ma come l'effetto di reti di attori, istituzioni, pratiche e strumenti che rendono possibile l'azione collettiva nel tempo.

In questa prospettiva il design contribuisce alla costruzione di infrastrutture materiali, organizzative e cognitive capaci di sostenere processi di trasformazione duraturi. Laboratori di sperimentazione, piattaforme di partecipazione, strumenti di visualizzazione, pratiche collaborative e nuove forme di governance diventano elementi fondamentali per accompagnare la transizione verso modelli più sostenibili. La domanda centrale non è più soltanto cosa progettare, ma quali condizioni progettare affinché il cambiamento possa emergere, consolidarsi e diffondersi.

Formare i designer delle transizioni

Il Symposium ha inoltre offerto l'opportunità di osservare il lavoro dei tredici Doctoral Candidates del network CoDesign4Transitions, provenienti da discipline e contesti differenti ma accomunati dall'obiettivo di esplorare il contributo del design alle trasformazioni sociali ed ecologiche.

I doctoral candidates del network CoD4T presentano il loro lavoro.

La natura internazionale e transdisciplinare del progetto riflette un cambiamento più ampio che sta interessando la ricerca nel design. Le sfide contemporanee richiedono infatti competenze capaci di attraversare confini disciplinari, dialogare con le scienze politiche, gli studi sulle transizioni, la governance pubblica e l'innovazione sociale.

In questo senso CoDesign4Transitions rappresenta non solo un programma di ricerca, ma anche un laboratorio per immaginare nuove forme di formazione e nuove professionalità per il design del futuro.

Verso una cultura democratica della transizione

Le discussioni emerse durante il Milano Symposium convergono su una consapevolezza condivisa dove le transizioni sostenibili non potranno essere realizzate esclusivamente attraverso tecnologie più efficienti o politiche più avanzate ma dove saranno necessari processi capaci di costruire partecipazione, generare fiducia, rendere visibili alternative e creare spazi di confronto tra prospettive differenti.

In questo scenario il design si configura sempre meno come disciplina orientata alla soluzione di problemi e sempre più come pratica che abilita processi democratici di trasformazione.

Una prospettiva che amplia il campo d'azione del progetto e ne riafferma la rilevanza strategica di fronte alle grandi sfide del presente. Perché progettare la sostenibilità significa, oggi, progettare le condizioni attraverso cui le società possono immaginare e costruire il proprio cambiamento.

Foto di gruppo

Crediti foto: Lab Immagine.

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