Designing Decolonial Futures. Rethinking Power, Knowledge and Imagination

Climate Designers Milan

Locandina digitale su sfondo sfumato blu e azzurro. In alto a sinistra è indicata la data "March 26" in un riquadro giallo e l'orario "18:30" in un riquadro bianco. Il titolo principale, in giallo grassetto, è "Designing Decolonial Futures", seguito dal sottotitolo in bianco "Rethinking power, knowledge and imagination". In alto a destra compare il logo "CLIMATE DESIGNERS MILAN". In basso, viene indicato come sponsor e ospite il Politecnico di Milano (Dipartimento di Design) con l'indirizzo dell'evento: Building B9a, Via Durando 10, Milano.

26 marzo 2026, 18:30, Design Social Club, edificio B9A, Campus Bovisa Durando, Milano

Il Dipartimento di Design ospiterà il prossimo incontro promosso da Climate Designers Milan, una comunità locale in crescita impegnata ad affrontare il cambiamento climatico. L’iniziativa supporta professionisti, ricercatori, studenti e aziende del settore design, favorendo connessioni, collaborazioni e momenti di apprendimento condiviso sulle sfide più urgenti del presente.

In che modo le storie coloniali hanno influenzato il design che produciamo oggi?

L’evento esplorerà come le eredità coloniali continuino a plasmare le pratiche progettuali contemporanee. Come evidenziato da Danah Abdulla, le decisioni progettuali non sono mai neutre, ma sempre inserite in contesti politici, culturali e storici: «Ogni progetto ha il potenziale non solo di escludere, ma anche di opprimere. Ogni linguaggio del design ha una propria storia e un proprio contesto».

L’educazione al design è stata tradizionalmente costruita attorno a un canone limitato, definito in gran parte da prospettive europee e nordamericane. Questo ha contribuito alla marginalizzazione di culture non occidentali e di sistemi di conoscenza alternativi, presentando determinati standard come universali. Riconoscere la natura situata di questi standard rappresenta un passaggio fondamentale per avvicinarsi a prospettive decoloniali.

La discussione affronterà anche come cambiamenti di mentalità e pratica possano emergere attraverso processi continui di riflessione e apprendimento. Come sottolineato dall’antropologa Dori Tunstall: «la decolonizzazione è un percorso. Restare curiosi e continuare a imparare da ciò che non abbiamo vissuto è essenziale».

Per partecipare è richiesta la registrazione sul sito di Humanitix.

AGENDA

Welcome
_

Talks:

The Colonised Imagination: Unlearning the hidden foundations of design

con Carolina Cardoso, Futurist & Foresight Strategist

Si esplora l’ipotesi che le categorie attraverso cui vengono percepiti gusto, razionalità, modernità e possibilità non siano innate, ma il risultato di un sistema storico. Il discorso attraversa cinque secoli di costruzione culturale in cui specifici modelli di conoscenza, estetica e potere sono stati naturalizzati. Viene tracciata la continuità di questo sistema, dalla dimensione coloniale alle attuali infrastrutture economiche, educative e algoritmiche che influenzano la percezione contemporanea. L’intervento analizza come tali presupposti si siano consolidati nei canoni estetici, nelle istituzioni formative e nei dispositivi tecnologici, contribuendo a definire ciò che viene riconosciuto come razionale, moderno e desiderabile. Più che proporre soluzioni, si invita a sviluppare una consapevolezza critica rispetto ai framework impliciti che orientano il design, i suoi obiettivi e i futuri che contribuisce a costruire.

Designing in Relation: Decolonising the way we design futures

con Alexanda Whitcombe, Regenerative Designer & Founder of Kootuia

Si affronta il tema della decolonizzazione del design come trasformazione profonda delle relazioni tra persone, territori e sistemi di conoscenza, oltre che dei processi progettuali. Il discorso riflette su pratiche e approcci sviluppati nell’ultimo decennio in contesti complessi e multi-attore, evidenziando l’importanza di prospettive intergenerazionali e relazionali. Viene proposta un’analisi critica dei bias che influenzano progettisti, narratori e creatori, interrogando le narrazioni dominanti che spesso continuano a essere riprodotte attraverso le soluzioni progettuali. Si sottolinea il ruolo centrale di figure come designer, innovatori e decisori nel modellare visioni future, con particolare attenzione alle dinamiche di potere e alle responsabilità implicate. L’intervento invita a considerare approcci più inclusivi, relazionali e orientati al lungo termine, in particolare nel contesto delle sfide legate al clima.

_

Q&A

_

Netweaving

_

SPEAKERS

Carolina Cardoso: è una Foresight & Business Strategist, futurista e specialista in sostenibilità ed economia rigenerativa. Con oltre 20 anni di esperienza in aziende multinazionali come Luxottica e Hewlett-Packard, ha guidato team ad alte prestazioni in 17 paesi. Ha maturato una solida esperienza nella gestione di brand come Ray-Ban, Chanel, Oakley, Sunglass Hut e LensCrafters, con un focus particolare su retail e comportamento dei consumatori. Ha avviato iniziative educative pionieristiche all’intersezione tra design e benessere, contribuendo a influenzare gli standard del settore. Promuove attivamente l’azione climatica nella comunità del design, sostenendo e guidando il dibattito sul ruolo dei creativi nella tutela ambientale. Il suo pensiero strategico, unito alla passione per contesti multiculturali, consumer insight, future thinking, innovazione e imprenditorialità, le consente di generare valore per brand e stakeholder.

Alexanda Whitcombe: è un designer rigenerativo, futures strategist ed ex docente universitario. Di discendenza Māori, con legami ancestrali con le isole del Pacifico di Niue e Rotuma e con il Regno Unito, è fondatore di Kootuia, una società di consulenza a impatto sociale il cui nome riflette la missione di connettere, intrecciare e costruire relazioni. Attraverso Kootuia, lavora per generare un impatto intergenerazionale duraturo in ambiti come la rigenerazione urbana, i sistemi circolari (come il settore alimentare) e l’educazione, contribuendo a responsabilizzare le nuove generazioni nella costruzione di un futuro più sostenibile e interconnesso.