Materials Dialogues in Iceland: when the river and the ocean meets

Un workshop sui biomateriali nel contesto del progetto Horizon Europe Tracks4Crafts.

Un gruppo di persone cammina su una spiaggia di sassi scuri parzialmente coperta di neve, dirigendosi verso la riva del mare. Indossano abbigliamento invernale pesante, inclusi parka colorati e berretti. Sullo sfondo, il mare calmo sotto un cielo nuvoloso e, in lontananza, il profilo di montagne innevate.

Tre giornate di workshop progettate da MaDe/Trans in collaborazione con l’Icelandic Textile Center per esplorare come gli ecosistemi locali possano informare nuove pratiche materiali, radicate nell’artigianato, nella sperimentazione e nell’attenzione ambientale.

Il terzo workshop Materials Dialogues del gruppo di ricerca MaDe/Trans del Dipartimento di Design, intitolato The DIY Materials approach in Iceland, si è svolto a Blönduós presso l’Icelandic Textile Center con un percorso pratico dedicato ai materiali bioregionali e al situated making. Guidato dalla Dott.ssa Sofia Soledad Duarte Poblete e dalla dottoranda Elena Albergati, il workshop ha riunito artigiani, artisti e designer.

Due donne esaminano insieme un piccolo oggetto o un campione di materiale in un laboratorio ben illuminato. Una donna indossa un camice bianco da lavoro, mentre l'altra una maglietta nera; entrambe sono concentrate sull'oggetto tenuto tra le mani. Sullo sfondo si intravede un ambiente creativo con scaffali pieni di libri e materiali, oltre a una terza persona parzialmente visibile che lavora in ombra.

Il workshop è iniziato con brevi lezioni introduttive in laboratorio, per poi proseguire con attività all’aperto. I partecipanti hanno attraversato il paesaggio circostante e la costa per osservare il territorio e discutere la sua agency materiale – alghe depositate sulla riva, sabbia vulcanica modellata da vento e acqua, fibre e residui integrati nella vita quotidiana. Tutti i materiali sono stati raccolti eticamente in piccole quantità, nel rispetto dell’ecosistema locale e delle linee guida del sito. Questa esplorazione sul campo ha definito l’approccio dei giorni successivi, basato su curiosità, osservazione attenta e rispetto per le risorse locali – prima della loro trasformazione.

Tre immagini affiancate che mostrano l'attività di raccolta di alghe su una costa innevata. A sinistra, un primo piano dell'attrezzatura poggiata sui sassi: secchi bianchi e rossi pieni di alghe scure, piccoli contenitori trasparenti e guanti in lattice verdi e blu. Al centro, una ricercatrice di schiena con abbigliamento invernale che solleva lunghe alghe laminari sulla neve. A destra, una veduta della spiaggia scura fittamente coperta da alghe marine scure e umide, con una figura in lontananza.

Ritornati al Textile Center, il gruppo si è dedicato al lavoro manuale. L’attenzione si è concentrata su biomateriali e bio-compositi, sperimentando biopolimeri di origine animale e vegetale combinati con alghe, sabbia vulcanica, lana islandese e altre risorse locali abbondanti. Attraverso un format di “ricette aperte” i partecipanti hanno sviluppato miscele, testato proporzioni e osservato come ogni ingrediente influenzasse viscosità, essiccazione, flessibilità, resistenza, traslucenza e colore. Ogni prova è diventata sia un campione materiale sia un momento di apprendimento, un’occasione per confrontare risultati, scambiare conoscenze e costruire un vocabolario condiviso su ciò che i materiali “facevano”.

Inquadratura ravvicinata di una persona che indossa un maglione di lana verde mentre lavora a un tavolo. Con un paio di forbici, sta tagliando con precisione dei sottili steli vegetali o rametti. Sul piano di lavoro bianco sono sparsi diversi materiali: piccoli fasci di legnetti, fibre tessili bianche soffici simili a lana, ritagli di tessuto leggero e un tappetino da taglio verde.

Il workshop ha incoraggiato l'adozione di un'ampia gamma di tecniche di lavorazione, mettendo in dialogo gesti artigianali familiari con metodi sperimentali. Alcuni processi richiamavano pratiche culinarie domestiche – mescolare, riscaldare, addensare, lasciare solidificare – dove temperatura, tempo e pazienza determinavano i risultati. Altri attingevano da tecniche simili a quelle della ceramica, tra cui modellatura, pressatura, texturizzazione, essiccazione ed esplorazione del ruolo dei substrati. Accanto a questi approcci manuali, i partecipanti hanno testato l’integrazione di strumenti e macchinari, utilizzando l’incisione laser per esplorare superfici e pattern, e tecniche meccaniche come cucitura e assemblaggio per indagare come campioni morbidi e flessibili potessero diventare parte di forme tessili.

Due immagini accostate che mostrano processi di lavorazione tessile artigianale. A sinistra, un primo piano di mani che intrecciano strisce di materiale verde scuro sotto l'ago di una macchina da cucire industriale. A destra, mani che lavorano con delicatezza fibre bianche soffici (simili a lana o piumino) stese su una superficie piana.

Con il progredire della sperimentazione, lo spazio si è trasformato in un laboratorio-studio condiviso: tavoli colmi di prototipi, appunti, strumenti, tracce di alghe, fibre e famiglie materiali in evoluzione. I partecipanti hanno documentato processi e risultati durante tutto il workshop, registrando passaggi chiave, variazioni e comportamenti inattesi. Questa documentazione è centrale nell’approccio Materials Dialogues: favorisce lo scambio di conoscenze tra comunità e rende l’apprendimento trasferibile oltre il “momento del fare”.

Studenti al lavoro in un laboratorio di design; una ragazza con un cappello sperimentale in biomateriale consulta lo smartphone mentre un collega mescola dei composti in una pentola. Sul tavolo sono presenti campioni di fibre e materiali in fase di sviluppo.

Il workshop si è concluso con una piccola esposizione di materiali intitolata When the River and the Ocean Meets, che ha riunito i campioni e i prototipi realizzati nel corso dei tre giorni. Il titolo riflette sia la geografia del luogo sia il tema centrale del workshop: la trasformazione dei materiali nel punto di incontro tra ecosistemi, tradizioni e pratiche emergenti. La selezione finale ha mostrato una gamma di risultati – da film traslucidi a base di alghe a compositi con sabbia, superfici integrate con lana e sperimentazioni tessili ibride – ognuno portatore delle tracce del territorio locale e del processo collettivo che li ha generati.

Una tavola imbandita con decine di campioni di biomateriali e fibre tessili disposti su schede tecniche per la catalogazione. Due persone ai lati del tavolo esaminano la collezione di materiali sperimentali in un laboratorio di design.

I risultati contribuiscono al progetto Tracks4Crafts non solo attraverso prototipi materiali, ma anche mediante metodi trasferibili, apprendimenti e formati di documentazione. Queste conoscenze alimentano la piattaforma sperimentale del progetto e supportano lo sviluppo del DIY Materials Manual (D3.2), rafforzando la capacità di comunità locali e progetti pilota di sviluppare pratiche di sperimentazione materiale orientate al futuro e radicate nelle risorse bioregionali.

Crediti fotografici: Elena Albergati

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